mercoledì, gennaio 03, 2007

No Pacs, Sì libertà: riflessione di Enrico Oliari

Grazie all'attivismo di Ulderico De Laurentiis, ci siamo messi in contatto con Enrico Oliari, responsabile nazionale di GayLib, l'associazione dei gay liberali di centrodestra, il quale ha espresso alcune riflessioni che sicuramente aiuteranno il dibattito intorno alla nostra iniziativa, che è quindi da considerarsi aperto alle riflessioni di chiunque voglia intervenire.
Per partecipare alla discussione è sufficiente inviare una mail a gianmario.mariniello@libero.it o ancor più direttamente esprimendo il proprio punto di vista nei commenti.
Vi ricordo infine di firmare la nostra petizione!

Certamente mi rifaccio alle parole del presidente Fini che, per ovvie ragioni, sono il primo a voler e a dover sostenere.

Tuttavia, se mi è consentito, rimprovero al partito una mancanza di preparazione in materia: cosa potrebbe essere concesso alle coppie di fatto? Ed a quelle omoaffettive? Che differenza c'è fra Pacs ed il riconoscimento dei diritti dei singoli all'interno della coppia? Perchè si vuole un'Italia laica, ma poi si ha paura di chiamare "famiglia" una coppia omoaffettiva? Perchè le destre europee, a cominciare da Le Pen, ma anche quelle più moderate, hanno una visione completamente diversa dalla nostra? La proposta di Fini è identica a quella contenuta nel programma dell'Unione?Questi sono gli interrogativi che ci porranno i nostri avversari politici, per i quali è necessario avere le idee chiare ed ai quali è necessario dare giuste risposte.
Quando si parla di Pacs, si parla già di diritti individuali. Si tratta infatti di un "Patto civile di solidarietà", un patto fra due persone che appartengono ad una coppia, dove ciascun componente esercita determinati diritti individuali.
D'altro canto se viene riconosciuto il "diritto individuale del componente della coppia" automaticamente si riconosce il concetto di "coppia": quello che esce dalla porta, entra dalla finestra.
Ciò che il presidente Fini indica nella sua apertura al riconoscimento dei diritti individuali dei componenti la coppia, è un concetto che in Francia si chiama Pacs. E', insomma, la stessa identica cosa, possiamo chiamarlo come vogliamo (e questa potrebbe essere una strategia!), ma la sostanza non cambia. Tant'è vero che anche in Francia il Pacs non è il matrimonio.
Io vedo come un errore dialettico il termine "No Pacs, sì diritti individuali", perchè non ha molto senso combattere un diritto con la richiesta dell'approvazione di un altro diritto.
Personalmente non posso partecipare alla campagna "No Pacs, sì diritti individuali", perchè sono la stessa cosa. Ed anche perchè sono convinto del fatto che, come avvenne in occasione del divorzio, sia un errore lasciare alle sinistre il monopolio di una lotta di libertà così importante, specie in questo momento dove le nostre posizioni di apertura hanno superato le loro, gettandoli nello scompiglio. Chi ha detto che su un tema così importante e che riguarda milioni di persone, dobbiamo rimanere sempre un gradino indietro rispetto alla consorteria Prodi - Binetti - D'Alema, specie in un momento come questo dove arrancano sui temi etici? Siamo uno degli ultimi Paesi dell'Europa dei Quindici a legiferare in materia (insieme alla Grecia) e sappiamo tutti che a questo o a quel risultato prima o poi arriveremo: perchè una volta tanto non ci portiamo avanti e superiamo l'ingarbugliata sinistra?

Mi rendo disponibilissimo a partecipare al dibattito,
vi saluto cordialmente,
Enrico Oliari